Manfredonia non è cresciuta per stratificazioni lente, come tanti borghi del Sud: è nata da una decisione. Nella seconda metà del Duecento Manfredi di Svevia, figlio di Federico II, fece trasferire qui gli abitanti di Siponto, l'antica città portuale ormai ostaggio delle paludi, della malaria e dei terremoti, e diede alla nuova città un impianto regolare, con strade che si incrociano ad angolo retto e un fronte rivolto al golfo. È il motivo per cui vi orienterete quasi subito: il centro storico è una scacchiera compatta, stretta fra la fortezza e il mare, che si attraversa a piedi in un quarto d'ora scarso.
Questa geometria ha una conseguenza pratica per chi alloggia dentro le mura, come accade in Via Campanile: la cattedrale è a un centinaio di metri, il castello a seicento. Per una giornata intera potete lasciare l'auto ferma e muovervi soltanto camminando.
Il Castello Svevo Angioino
La fortezza è il punto da cui conviene cominciare, perché racconta in un solo edificio quattro secoli di padroni diversi. L'impianto iniziale risale all'epoca di Manfredi, che volle una difesa all'altezza della città appena fondata. Gli Angioini regolarizzarono le cortine murarie, dando al complesso una pianta quadrangolare più ordinata. Poi arrivarono gli Aragonesi, che aggiunsero una seconda cinta esterna raccordata agli angoli da quattro torri circolari: quelle che vedete ancora oggi avvicinandovi dal lato della città. Nel Cinquecento una delle torri occidentali venne inglobata in un bastione pentagonale, riconoscibile per il rilievo con l'Annunciazione scolpito sulle mura esterne.
Il risultato è un edificio senza eleganze astratte, con una concretezza militare evidente: spessori, scarpate, angoli pensati per reggere i colpi che arrivavano dal mare. Vale la pena girargli intorno prima di entrare, perché è da fuori che si legge meglio la stratificazione.
Le stele daunie del Museo Archeologico Nazionale
Dentro il castello ha sede il Museo Archeologico Nazionale, e qui si trova la cosa più sorprendente di Manfredonia. Le stele daunie sono lastre di pietra sagomate a forma umana stilizzata, usate come segnacoli funerari dalla civiltà daunia che abitava questo territorio prima dei Romani. Vennero recuperate negli anni Sessanta del Novecento nel territorio di Siponto, soprattutto grazie al lavoro dell'archeologo Silvio Ferri, e sono incise con scene di vita quotidiana, armi, gioielli, tessuti, animali, figure in preghiera. Su alcune si intravedono ancora tracce di colore.
Il museo, aperto al pubblico dagli anni Ottanta, custodisce oggi la raccolta più importante al mondo di questi reperti. Prendetevi tempo: non sono pezzi spettacolari a prima vista, ma più li guardate da vicino più si aprono, come pagine di un libro inciso nella pietra. Orari e modalità di visita cambiano con le stagioni, quindi conviene verificarli sui canali ufficiali della Direzione regionale Musei nazionali della Puglia prima di incamminarvi.
La Cattedrale di San Lorenzo Maiorano
Il duomo è dedicato a San Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto e patrono della città. La chiesa medievale, costruita nel Duecento poco dopo la fondazione di Manfredonia, fu incendiata e distrutta durante il saccheggio turco dell'agosto 1620, l'episodio più drammatico della storia cittadina: la città venne devastata e gran parte della popolazione deportata. La ricostruzione iniziò negli anni immediatamente successivi e proseguì a lungo, con altri interventi resi necessari dai terremoti del Settecento.
Quello che vedete oggi è quindi un edificio in gran parte post-medievale, sobrio e molto frequentato dai manfredoniani. Vi si conserva la reliquia del braccio del santo, salvata dall'incendio secondo la tradizione locale, e vi si respira la devozione mariana che lega Manfredonia alla vicina Siponto e che ritorna puntuale nella festa patronale.
Corso Manfredi e la passeggiata della sera
Corso Manfredi è l'asse che taglia il centro e lo mette in comunicazione con il mare. Di giorno è una strada di negozi e di gente che fa commissioni; dopo le sette diventa il salotto della città, con la passeggiata che va avanti e indietro finché non è buio del tutto. È la parte più autentica dell'esperienza urbana di Manfredonia: nessuna scenografia per turisti, ma una liturgia quotidiana a cui potete semplicemente unirvi.
Le traverse laterali, come quelle intorno a Via Campanile, hanno case basse, portoni antichi, cortili interni che si intravedono quando qualcuno entra o esce. È il tessuto originario della città di Manfredi, sopravvissuto ai saccheggi e ai rifacimenti, ed è anche la ragione per cui qui il rumore del traffico resta sempre a una certa distanza.
Il lungomare, il porto e l'alba sul golfo
Il corso finisce dove comincia l'acqua. Il porto di Manfredonia è ancora un porto vero, con i pescherecci che rientrano e il commercio del pesce che ne segue i ritmi, e il lungomare corre per un buon tratto con il golfo davanti e il profilo del Gargano che si alza alle spalle. Poiché il golfo si apre verso levante, qui il sole sorge dal mare: se avete il sonno leggero, una camminata all'alba lungo la riva è uno dei momenti migliori che la città possa offrirvi, e non costa nulla.
Dormite nel centro storico, a Dimora in Cortile
I nostri quattro appartamenti indipendenti con cucina privata sono in Via Campanile, a cento metri dalla Cattedrale e seicento dal Castello Svevo. Tutto quello che avete letto qui si raggiunge a piedi, senza mai riprendere l'auto.