La basilica romanica di Santa Maria Maggiore di Siponto accanto all'installazione in rete metallica che ricostruisce la chiesa paleocristiana.
La Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto — foto: Benîot · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Ci sono luoghi che si capiscono solo sapendo cosa c'era prima. Siponto è uno di questi. Oggi è una frazione balneare di Manfredonia, poco più di due chilometri a sud del centro storico, una strada dritta che si percorre in bicicletta o in pochi minuti d'auto. Duemila anni fa era una città portuale importante, uno degli scali principali di questo tratto di Adriatico, il punto in cui merci e pellegrini entravano e uscivano dal Gargano.

Poi il terreno cedette, le acque ristagnarono, la malaria fece il resto e i terremoti diedero il colpo finale. Nel Duecento Manfredi di Svevia decise di spostare gli abitanti qualche chilometro più a nord, in una città nuova che avrebbe portato il suo nome. Siponto rimase indietro e, lentamente, sparì sotto la sabbia e la campagna. Quello che visitate oggi è la parte riemersa di quella storia.

Il Parco Archeologico

L'area archeologica è raccolta e si percorre senza fatica: tracce della città antica, resti di edifici, lacerti di pavimentazione, le fondazioni delle chiese che si sono succedute sullo stesso luogo sacro. È un sito che non impressiona per dimensioni, ma per densità: in poche decine di metri convivono l'epoca romana, quella paleocristiana e quella medievale, una sopra l'altra.

Il perno di tutto è la basilica romanica, superstite in piedi, e accanto a lei l'ingombro della basilica paleocristiana che non c'è più. È proprio da quell'assenza che nasce l'opera che ha reso Siponto famosa ben oltre la Puglia.

Santa Maria Maggiore, romanica e piantata nella terra

La Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto risale all'XI-XII secolo ed è uno degli esempi più riconoscibili del romanico pugliese. Ha una pianta quadrata, compatta, quasi un cubo di pietra chiara, con una cupola nascosta all'interno e un portale sormontato da elementi scultorei di quel gusto mediterraneo che mescola influenze orientali e lombarde. Sotto, una cripta a colonne conserva l'impianto più antico.

La prima impressione, dall'esterno, è di solidità assoluta: sembra un edificio costruito per resistere a tutto, e in effetti ha resistito mentre la città intorno spariva. Entrandoci, il passaggio dalla luce violenta del piazzale alla penombra della navata è la parte migliore della visita. Portate con voi qualche minuto di silenzio, che è la cosa giusta da spendere in un posto così.

La basilica di rete metallica di Edoardo Tresoldi

Accanto alla chiesa romanica, dove archeologi e restauratori avevano riportato alla luce le fondazioni della basilica paleocristiana, è nata nel 2016 l'installazione di Edoardo Tresoldi intitolata Dove l'arte ricostruisce il tempo. L'artista ha rialzato i volumi della chiesa scomparsa usando rete metallica elettrosaldata e zincata: colonne, arcate, absidi, un'intera architettura che esiste e allo stesso tempo si vede attraverso.

I numeri aiutano a capire l'impresa: circa quattordici metri di altezza, sette tonnellate di peso, migliaia di metri di rete, tre mesi di lavoro. Ma l'effetto non è tecnico, è emotivo. La struttura cambia continuamente a seconda di dove vi mettete e di come batte la luce: al mattino è un disegno leggero sospeso nell'aria, a mezzogiorno quasi scompare, al tramonto si riempie di oro e proietta ombre che si allungano sulle fondazioni antiche. Di sera, illuminata, diventa un'altra cosa ancora.

È raro che un intervento contemporaneo su un sito archeologico non risulti invadente. Qui funziona perché non imita e non compete: dichiara apertamente di essere un fantasma, e lascia che sia la pietra vera, accanto, a portare il peso della storia.

Come visitarla e quando

Il parco è aperto al pubblico con orari che variano nel corso dell'anno, più ampi nella stagione calda: prima di partire vale la pena controllare i canali ufficiali della Direzione regionale Musei nazionali della Puglia o del Comune di Manfredonia, soprattutto se puntate all'apertura serale.

Dal centro storico di Manfredonia ci si arriva in pochi minuti d'auto, ma la soluzione migliore, se siete allenati, è la bicicletta lungo il litorale: la strada è pianeggiante e vi porta direttamente lì. Mettete in conto poco spazio d'ombra sull'area archeologica, quindi acqua, cappello e scarpe comode. Un'ora abbondante basta per vedere tutto con calma, e potete chiudere la mattinata sulla spiaggia di Siponto, che è a due passi.

Consiglio pratico: andate nell'ultima ora prima del tramonto. La rete metallica di Tresoldi è pensata per la luce radente, la basilica romanica prende un colore caldo che a mezzogiorno non ha, e in quella fascia oraria l'area è molto meno affollata.

Dimora in Cortile, la base giusta per scoprire Siponto

Dai nostri appartamenti in Via Campanile il Parco Archeologico di Siponto è a pochi minuti: potete andarci all'alba o al tramonto e rientrare in centro senza pensieri. Scriveteci su WhatsApp per qualsiasi informazione.