La laguna costiera del lago di Varano, con la sottile striscia di duna che la separa dall'Adriatico.
La laguna del lago di Varano — foto: Leron Vandilcolindion from Italy · CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons

Se doveste spiegare a qualcuno che cos'è il Parco Nazionale del Gargano in una frase sola, la migliore sarebbe questa: è il tentativo di tenere insieme, sotto un'unica tutela, ambienti che normalmente stanno a centinaia di chilometri l'uno dall'altro. Una faggeta, falesie mediterranee a picco sul mare, due lagune salmastre e un arcipelago. Tutto nel raggio di poche decine di chilometri da dove dormite.

Un parco nato per tenere insieme l'inconciliabile

Il Parco affonda le radici nella legge quadro sulle aree protette del 1991, la 394, ed è stato poi istituito formalmente a metà degli anni Novanta. La superficie tutelata supera i centodiciottomila ettari — alcune fonti indicano oltre centoventimila — e comprende gran parte del promontorio, le lagune costiere del versante settentrionale e l'arcipelago delle Isole Tremiti, la cui riserva marina era già stata istituita alla fine degli anni Ottanta.

Questa varietà non è un dettaglio amministrativo: è la ragione per cui il Gargano ha una concentrazione di specie animali e vegetali straordinaria per un territorio di queste dimensioni. Quando un'area mette insieme bosco, macchia mediterranea, falesia, zone umide salmastre e mare aperto, gli ambienti si moltiplicano e con loro le specie che possono abitarli.

La foresta

Il cuore verde è la Foresta Umbra, una delle formazioni forestali di latifoglie più estese d'Italia. Faggi, cerri, aceri, tigli, carpini: un bosco fitto che cresce a quote relativamente basse rispetto a quanto ci si aspetterebbe da una faggeta, grazie alle particolari condizioni climatiche del promontorio.

Nel 2017 le faggete vetuste della Foresta Umbra sono entrate a far parte del sito seriale UNESCO dedicato alle antiche faggete d'Europa: un riconoscimento che premia gli esemplari secolari e la continuità ecologica di queste formazioni. Camminarci dentro d'estate è un'esperienza quasi straniante: fuori la Puglia brucia, qui la temperatura cala bruscamente e la luce arriva filtrata.

La costa

Sul versante opposto il paesaggio si capovolge. La costa garganica è fatta di falesie calcaree a strapiombo, grotte marine scavate dall'acqua, archi naturali, faraglioni e cale raggiungibili soltanto dal mare. È una costa modellata dall'erosione, e che continua a cambiare.

Qui vive anche uno dei simboli identitari del Gargano: i trabucchi, le antiche macchine da pesca in legno protese sull'acqua, sostenute da pali e lunghi bracci che reggono grandi reti. Molti sono stati recuperati e sono ormai parte integrante del paesaggio tutelato.

Le lagune e le isole

A nord il Parco comprende i laghi di Lesina e di Varano, che laghi non sono: sono lagune costiere salmastre, separate dall'Adriatico da sottili strisce di duna e pineta. Insieme formano il complesso salmastro più esteso dell'Italia meridionale. Varano, con i suoi circa sessanta chilometri quadrati, è lo specchio d'acqua più ampio del Mezzogiorno; Lesina, più allungata e poco profonda, è affiancata da una riserva naturale statale.

Per chi ama il birdwatching sono luoghi preziosi: le lagune sono aree di sosta e di svernamento lungo le rotte migratorie, e nelle stagioni giuste vi si osservano fenicotteri, aironi, folaghe e uccelli limicoli. Al largo, l'arcipelago delle Tremiti completa il quadro con i suoi fondali protetti.

Le orchidee, il tesoro nascosto

C'è un primato di cui il Gargano va giustamente fiero e che quasi nessuno si aspetta: le orchidee spontanee. Sul promontorio sono state censite circa ottantacinque specie di orchidee selvatiche, un numero che colloca quest'area fra le più ricche d'Europa. Il genere più rappresentato è Ophrys, quello delle orchidee che imitano nell'aspetto gli insetti impollinatori, con decine di specie diverse, alcune endemiche o quasi.

La fioritura si concentra in primavera, fra marzo e maggio a seconda della specie e della quota. Sono piante piccole, che vanno cercate con pazienza ai bordi dei sentieri e nei prati aridi: chi le conosce cammina lentissimo.

Consiglio pratico: le orchidee spontanee non si raccolgono, mai, nemmeno un fiore. Sono specie protette e molte hanno popolazioni fragili, legate a un singolo insetto impollinatore. Fotografatele senza calpestare il prato intorno e lasciatele dove sono.

Visitare il Parco con rispetto

Un'area protetta di questa complessità si gode meglio se la si affronta con qualche regola semplice. Restate sui sentieri segnati: fuori traccia si danneggia il sottobosco e si rischia di disturbare la fauna nidificante. Portate via tutti i rifiuti, compresi quelli organici. Evitate rumori forti e lasciate agli animali la loro distanza. Non accendete fuochi in nessuna circostanza: in estate il rischio di incendio, qui, è reale e serio.

In mare, ancoraggi e prelievi sono regolamentati nelle zone di riserva marina, e le escursioni via barca vanno fatte con operatori autorizzati. Per sentieri, visite guidate, centri visita e regolamenti aggiornati il riferimento sono i canali ufficiali dell'Ente Parco: è l'unica fonte che tiene conto di chiusure temporanee e restrizioni stagionali.

Il Gargano non chiede molto a chi lo visita. Chiede soltanto di essere attraversato con attenzione, e di essere lasciato come lo si è trovato.

Alle porte del Parco: Dimora in Cortile, Manfredonia

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