Da Manfredonia la strada per Monte Sant'Angelo sale subito. Pochi tornanti e il golfo comincia ad allargarsi alle vostre spalle, prima la città, poi la linea di sabbia che scende verso il Tavoliere, poi tutto l'arco di mare fino all'orizzonte. Ci vuole meno di mezz'ora d'auto, ma il paesaggio cambia come se aveste attraversato una regione: si passa dagli ulivi e dal sale alla pietra calcarea, al vento, all'aria più sottile degli ottocento metri di quota.
Lassù c'è uno dei luoghi di culto più antichi e continuativi d'Europa. Non un santuario costruito e poi decorato, ma una grotta naturale attorno a cui si è stratificato tutto il resto.
La grotta dell'Arcangelo
La tradizione colloca alla fine del V secolo le apparizioni di San Michele sul Gargano, e al 493 la dedicazione del primo santuario nella grotta. Da allora il culto non si è mai interrotto. È per questo che il luogo viene chiamato la Celeste Basilica: secondo la tradizione non venne consacrato da mano d'uomo, perché sarebbe stato l'Arcangelo stesso a indicarlo come già consacrato.
Oggi si entra da una facciata con portale romanico, si supera il campanile a pianta ottagonale e si scende: una lunga scalinata porta sotto il livello del borgo, fino alle porte di bronzo realizzate a Costantinopoli nell'XI secolo, e da lì dentro la caverna. L'interno non è regolare, non è simmetrico, la volta è roccia viva che gocciola. Anche a chi non ha una sensibilità religiosa, l'effetto arriva addosso: è uno spazio scavato dall'acqua e dal tempo, e la liturgia ci si è adattata sopra, non il contrario.
Un santuario patrimonio dell'umanità
Nel giugno 2011 il complesso di San Michele Arcangelo è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come parte del sito seriale Longobardi in Italia. I luoghi del potere, che riunisce sette località italiane legate alla civiltà longobarda. Non è un riconoscimento di facciata: per i Longobardi l'Arcangelo guerriero divenne una figura identitaria centrale, e Monte Sant'Angelo fu il loro santuario nazionale, il punto in cui il potere politico e quello religioso si tenevano insieme.
Da qui passava anche la via che i pellegrini percorrevano per raggiungere la grotta, e che continuava verso i porti dell'Adriatico e la Terrasanta. Chi oggi cammina sui sentieri storici del Gargano ripercorre, almeno in parte, quelle tracce.
La Tomba di Rotari e il rione Junno
A poca distanza dal santuario c'è un edificio che vale la deviazione: il cosiddetto Battistero di San Giovanni in Tumba, noto localmente come Tomba di Rotari, costruzione medievale a pianta centrale coperta da una cupola, con sculture di grande forza sui capitelli e sul portale. Il nome rimanda a una tradizione che ne faceva il sepolcro di un re longobardo; gli studiosi propendono piuttosto per un battistero, ma l'atmosfera del luogo resta magnetica.
Poi c'è il rione Junno, ed è la ragione per cui vale la pena salire anche senza motivazioni devozionali. È il quartiere medievale del borgo: case bianche addossate una all'altra, tetti spioventi, vicoli strettissimi, scalette che si infilano fra le pareti. Visto dall'alto sembra un presepe a grandezza naturale. Camminateci senza mappa, lasciandovi perdere: in un quartiere così piccolo non si finisce mai davvero fuori strada.
La vista sul golfo
Dai belvedere del borgo lo sguardo scende su tutto il golfo di Manfredonia. Nelle giornate limpide si distinguono la città, la linea chiara di Siponto, la costa che continua verso sud. È il rovescio esatto della prospettiva a cui vi sarete abituati stando in basso, e aiuta a capire la geografia di questo pezzo di Puglia meglio di qualsiasi cartina: il promontorio del Gargano è una montagna finita dentro il mare, e Manfredonia sta esattamente nel punto in cui i due mondi si toccano.
Consigli per la visita
Dentro la grotta la temperatura è bassa e costante tutto l'anno, anche ad agosto: portatevi qualcosa da mettere sulle spalle, e considerate che l'abbigliamento deve essere rispettoso, come in qualsiasi luogo di culto. La scalinata è lunga e i gradini sono consumati, quindi scarpe chiuse e suola che tenga.
Il santuario resta chiuso in alcune fasce della giornata e gli orari cambiano tra estate e inverno; le celebrazioni possono limitare l'accesso ai visitatori. Prima di salire controllate i canali ufficiali del santuario. Se capitate nel periodo delle grandi ricorrenze micaeliche, che ricorrono ogni anno in primavera e a fine settembre, aspettatevi un borgo molto più affollato e verificate per tempo programma e viabilità sui canali del Comune.
A Dimora in Cortile siete già ai piedi della montagna
Dal nostro cortile in Via Campanile a Monte Sant'Angelo ci vuole meno di mezz'ora d'auto: potete partire presto, visitare il santuario con calma e rientrare per pranzo nel vostro appartamento.